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  • Bankitalia e l'anatocismo...Legge CHIARA ?!?!?

    Delibera in consultazione: dal 1° gennaio la contabilizzazione degli interessi deve essere annuale, con un periodo di 60 giorni prima dell'esigibilità. Ma trascorso quel lasso di tempo, possono essere capitalizzati. Per Unimpresa è un modo di far rientrare l'anatocismo dalla finestra

    Bankitalia, d'accordo con il Mef, mette in consultazione il testo per regolare l'anatocismo, il calcolo degli interessi sugli interessi, e già le prime reazioni del mondo imprenditoriale lo stroncano. E' Unimpresa a puntare il dito contro la possibilità che gli interessi, una volta che un conto corrente abbia sconfinato in rosso, diventino esigibili nell'arco di sessanta giorni e quindi passino ad essere contabilizzati come capitale. Un meccanismo che li porterebbe a generare nuovamente interessi, in barba al divieto che ciò accada.

    La proposta. Via Nazionale ha scoperto le carte per risolvere il problema finito al centro di numerose controversie legali tra consumatori e istituti bancari, con una proposta di delibera del Cicr (il Comitato interministeriale per il credito e per il risparmio) che vada a sciogliere il nodo del secondo comma dell'articolo 120 del Testo Unico bancario. Un comma sul quale è intervenuta - da ultima - la Legge di Stabilità del dicembre 2013, che richiedeva una delibera proprio al Cicr.

    Sul testo di legge si è scatenata una battaglia interpretativa. In poche parole, la questione è se gli interessi bancari possano essere capitalizzati - e quindi diventare una base sulla quale calcolare ulteriori interessi - o meno.

    Come sempre la legge è ambigua sul punto: come afferma la stessa Bankitalia, "da un lato contiene riferimenti letterali alla capitalizzazione periodica degli interessi ma, dall'altro lato, vieta la produzione di ulteriori interessi da parte degli interessi capitalizzati, nonostante l'effetto della capitalizzazione sia proprio quello di passare gli interessi a sorte capitale e, dunque, far sì che la somma (dovuta per interessi e) passata a sorte capitale produca interessi". La delibera proposta da Bankitalia scioglie il nodo ritenendo che "l'espressione 'capitalizzazione' possa essere interpretata come sinonimo di 'conteggio o contabilizzazione' e che il nuovo articolo 120 comma 2 intenda vietare la produzione di interessi anatocistici". Una interpretazione già accolta in molti processi, che hanno portato alla vittoria dei consumatori contro le banche convenute.

    Sciolto questo dubbio interpretativo, la proposta in consultazione fino al 23 ottobre stabilisce due principi, in vigore dal 2016: che gli interessi siano contabilizzati su base almeno annuale e separatamente dal capitale, e che gli stessi interessi (attivi e passivi) diventino esigibili trascorsi sessanta giorni. Sul primo versante, per Bankitalia opera un fattore di trasparenza: con una più facile lettura da parte dei clienti della banca, che rischiano diversamente di confondersi tra la rappresentazione di un tasso nominale e l'effettiva applicazione dello stesso su frazioni di anno.

    Il secondo punto è più controverso. Per Bankitalia l'opzione dei sessanta giorni è valida perché "definire un congruo periodo per l'esigibilità degli interessi equivale a contemperare le esigenze delle parti creditrice e debitrice. Si ritiene congruo che un periodo minimo, di regola non inferiore a sessanta giorni, potrebbe decorrere dal ricevimento dell'estratto conto". Ma su questo aspetto arrivano già le critiche. Come accennato, per Unimpresa "il Tesoro e la Banca d'Italia vogliono salvare l'anatocismo con una norma bluff: prima dichiarano di volerlo abolire definitivamente e poi lo dichiarano pienamente legale trascorsi appena due mesi dallo sconfinamento in rosso sul conto corrente". Infatti, si legge nella delibera al quarto articolo, "decorso il termine di sessanta giorni, o quello superiore eventualmente stabilito, il cliente può autorizzare l'addebito degli interessi sul conto o sulla carta; in questo caso, la somma addebitata è sorte capitale". Quindi torna a generare interessi.

    Le critiche. Per Unimpresa "si tratta di un intervento vergognoso: non solo perchè viene clamorosamente aggirata una legge dello Stato oltre che calpestate numerose pronunce giurisprudenziali, ma soprattutto perché la misura corre il rischio di penalizzare fortemente le micro, piccole e medie imprese che si servono del conto corrente anche come forma alternativa al credito ordinario sempre più negato dalle banche". Il presidente, Paolo Longobardi, nota che "la misura consentirà l'applicazione di interessi su altri interessi 'vecchi' di appena due mesi. Le operazioni interessate sono principalmente le aperture di credito in conto corrente e gli scoperti senza affidamento: nel primo caso le banche praticano tassi medi dell'11,64% per importi fino a 5.000 euro e del 9,85% per importi oltre 5.000 euro; nel secondo caso, i tassi medi praticati sono pari al 15,95% per importi fino a 1.500 euro e pari al 14,99% per importi oltre 1.500 euro. Tassi che a partire dal 1° gennaio 2016, stando al nuovo regolamento Cicr, verranno applicati su una base che si allargherà sempre di più ogni due mesi. Siamo di fronte all'ennesimo favore alle banche da parte del governo".

  • Conflitto d'interesse, poste MULTATE

    Le Poste Italiane sono state multate per aver violato l’obbligo di comportarsi con diligenzacorrettezza e trasparenza nel valutare l’adeguatezza degli investimenti. Secondo Consob, il gruppo pubblico che si appresta a sbarcare in Borsa ha venduto ai clienti i prodotti finanziari che voleva spingere per massimizzare le commissioni incassate, senza tener conto delle loro esigenze. Infrangendo le norme che regolano i conflitti di interessi. Per questo l’authority ha sanzionato,per un totale di 60mila euro. Multa poco più che simbolica, anche se i comportamenti censurati sono passibili di aver danneggiato i risparmiatori.

    Infatti, si legge nella delibera dell’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, la società ha compiuto “scelte strategiche, riflesse nei documenti riguardanti la pianificazione commerciale ed i sistemi di incentivazione, tali da orientare, in assenza di adeguata valorizzazione degli effettivi bisogni della clientela, la propria attività di commercializzazione su specifici prodotti o categorie di prodotti (prevalentemente caratterizzati da elevate commissioni up-front)”.

    Dalle verifiche è emerso “il ricorso a disinvestimenti anticipati della clientela (effettuati prima della naturale scadenza del prodotto finanziario) anche di carattere massivo (…) strumentali alla utilizzazione delle risorse da essi rivenienti per l’acquisto di altri prodotti “a budget” in collocamento, determinando così un “effetto sostituzione” degli strumenti finanziari collocati presso gli investitori (c.d. switch), senza che si tenesse conto delle esigenze degli investitori”.

    Poste si rivarrà su manager chiamati in causa dalla Consob, che ha comminato 20mila euro di multa a Sarmi, ex numero uno dell’azienda passato nel frattempo alla guida della Milano Serravalle, 14 mila euro al responsabile Bancoposta Paolo Martella, 7mila euro a Paolo Marchese, all’epoca responsabile Mercato privati, 6mila euro a Dario Sciacca, responsabile commerciale Privati, e 5mila euro a Francesca Sabetta, responsabile Prodotti finanziari.

  • Giudici indagati per corruzione

    Fabio Lambertucci e Andrea Belba sono i nomi dei GIUDICI sotto indagine a Brescia – procura competente sul tribunale pavese – insieme al perito Fabrizio Montini. Alla base, la denuncia di una cittadina a cui era stata pignorata l”abitazione per un debito di 5mila euro per spese giudiziare dopo una banale causa condominiale. Ma il suo potrebbe non essere l’unico caso

    Art.319 ter del codice penale: corruzione in atti giudiziari. E’ questa l’ipotesi investigativa che tre pm del tribunale di Brescia stanno percorrendo ai danni di due colleghi pavesi e di un perito del tribunale di Pavia. I giudici finiti nel registro delle notizie di reato sono Fabio Lambertucci e Andrea Balba, insieme con il geometra Fabrizio Montini.

    L’intera vicenda ha inizio con l’esposto di Marta Merli che, in seguito a una lite condominiale, finita in tribunale, si è vista condannata a pagare le spese periziali e quindi poi pignorare la casa per soli 5000 euro. Di fronte al pericolo di vedere la propria casa, dove abitava con gli anziani genitori, andare all’asta per un debito così ridotto e insospettita da una serie di difformità che portavano sempre a giudizi a lei sfavorevoli, ha deciso di reagire e di segnalare tutte le anomalie ai giudici di Brescia, competenti sul tribunale pavese. Così i pm bresciani Lara GhirardiAmbrogio Cassani e Sandro Raimondi hanno avviato un’indagine sui colleghi pavesi.

    Galeotta fu una crepa, che si era formata sulla sua villetta di Mezzana Rabattone, un comune di neanche 500 anime sulle rive del Po, a suo giudizio in seguito a dei lavori effettuati dal vicino. Questa la materia del contendere che li ha portati in tribunale. Chiamato a pronunciarsi sulla questione, il giudice Lambertucci dispone una perizia che viene effettuata dal geometra Montini. La perizia dà torto alla signora Merli ma soprattutto viene a costare 5122 euro, pari a 508 ore di lavoro, distribuiti in 254 giorni lavorativi. Un po’ tanto per una crepa su un muro, eccedente, secondo quanto riportato dal suo avvocato, le tabelle del Codice Unico in materia di spese giudiziarie. Nella parcella viene compreso anche il noleggio di una piattaforma aerea che, però, la signora Merli sostiene di non aver mai visto. Ad ogni modo le spese vengono imputate a lei, nonostante fosse ancora pendente il giudizio. La signora Merli lavora come infermiera in una casa per anziani e non può affrontare la spesa. Così, dopo un primo tentativo di opposizione andato a vuoto, chiede una rateizzazione del debito. Cosa che le viene negata. E’ a questo punto che la sua casa rischia di andare a finire in un’asta giudiziaria. Nell’intricata vicenda che segue, su una cosa insiste Marta Merli e cioè sul fatto che il giudice dell’esecuzione non ha mai fissato un’udienza per un giudizio di merito, nella quale, sostiene, avrebbe potuto spiegare le sue ragioni.

    La stampa pavese ha riportato diversi casi di persone coinvolte in casi simili, accomunati da perizie contestate. I nomi di giudici e periti coinvolti sono sempre gli stessi, ma va detto che quello di Pavia è un un tribunale di medie dimensioni.

  • In Rosso di 230 mila Euro ,controlla la Banca gli devi 510 mila

    La storia di molti imprenditori Italiani,banche,equitalia,fisco sembrano essere fra i primi responsabili dei fallimenti aziendali .

    Ormai abbiamo capito che attraverso l’informazione possiamo ribellarci e difenderci .

    Attraverso l’associazione Deciba e i professionisti delegati Deciba impariamo tutti i giorni qualcosa che potrebbe davvero sconvolgere l’economia aziendale e famigliare .

    La storia della Signora Francesca è una come tante,artigiana che dopo molti anni si trova in difficoltà ,un po la crisi un po’ il sistema perverso creato ,per caso guarda sul web un video proprio trasmesso da noi,si presenta negli uffici di Parma di DECIBA 0521/241417 e racconta la sua storia . Si decide di partire con un controllo,le prime analisi sono chiare,la Banca deve restituire oltre 500 mila Euro al cliente .

    I successi DECIBA si moltiplicano ogni giorno,l’affidabilità che questo gruppo a dimostrato è stato il segreto del successo stesso .

    L’associazione DECIBA per molti rappresenta un esempio di comportamento e risultati ottenuti,la chiarezza e trasparenza hanno fatto diventare in poco tempo il gruppo DECIBA punto di riferimento per i migliori professionisti Italiani .

    Se hai un’attività devi controllare il tuo conto corrente,devi controllare che la banca abbiamo fatto tutto regolare,spesso questo non accade,spesso la banca richiede denaro che non dovrebbe .

    Siamo stati fra i primi a divulgare l’informazione sul Mutuo in usura,infatti siamo arrivati a 1 milione di visite ,ora dobbiamo fare conoscere alle alle aziende le grandi possibilità che hanno attraverso un controllo serio e accurato .

    Molti imprenditori trascurano il fatto di controllare accuratamente il comportamento bancario,siamo sempre nella posizione di pecore che attendo l’estremo prima di reagire,meglio lupi.
    La legge permette di chiedere un risarcimento alla Banca in caso di illegittimi,nei conto correnti prima del 2000 gli illegittimi sono molto frequenti vale la pena sempre controllare .

    Questo video spiega i grandi risultati ottenuti

    Per controllare il conto corrente servono movimento e scalari di ogni anno di attività,è possibile fare una preanalisi accurata che permetterà di comprendere quale è l’entità del risarcimento da richiedere alla banca .

    www.deciba.it
    0521/241417
    email : This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

    questi riferimenti vi aiuteranno ad avere chiarimenti per il lavoro da svolgere .

    L’importanza di affidarsi a professionisti di qualità e seri è molto importante .

    Il segretario Deciba Ilario Fabiano spiega il tesoro nascosto nei conto correnti

     

  • ITALIANI VINCONO CONTRO LE BANCHE ECCO COME CONTROLLA IL TUO MUTUO

    Finalmente sono molti gli Italiani ad avere preso il giusto coraggio per fare causa alla Banca,siamo stati fra i primi a diffondere sentenze,leggi,ordinanze,i primi a diffondere video specifici che spiegassero in modo chiaro come controllare il proprio mutuo o conto corrente .

    guarda il video

    Abbiamo raggiunto un milione di persone fra tutti i video che parlano di illegittimi bancari,grazie all’associazione deciba questo è stato possibile

    info : www.deciba.it 0521/241417

     

     

    Controllare i conto correnti ,leasing,Mutui deve diventare di moda,ormai tutti sanno questa possibilità,spesso in molti credono non sia vero. La nostra abitudine di diffondere sentenze e ordinanze a portato in molti ad approfondire l’argomento .

    I numeri sono impressionanti,dalle analisi fatte sono milioni di euro che gli Italiani devono prendere come risarcimento,arrivano molte email dove ci chiedono a chi rivolgersi,ci sono molti professionisti in Italiani,noi vi consigliamo di affidarvi ai professionisti selezionati da deciba,questo vi eviterà di incappare in qualche fregatura .

    il sito www.deciba.it tel 0521/241417

    Ecco documentati i risultati ottenuti,controllare la banca deve essere normale

  • L'ASSOCIAZIONE D.E.C.I.BA APRE LE PORTE

    Considerando le molte richieste di entrare a far parte dell' ASSOCIAZIONE DECIBA, il Presidente Gaetano Vilnò annuncia l'apertura di nuovi uffici su tutto il territorio italiano.
    Lo scopo dell'Associazione è divulgare l'informazione e dare assistenza ai cittadini. Richiediamo moralità, trasparenza e preparazione. La nostra credibilità è data sia dai risultati, sia dalla trasparenza che ci ha sempre contraddistinto. I professionisti esterni scelti da DECIBA saranno selezionati sempre al massimo livello, DECIBA è e vuole restare un punto di riferimento affidabile per i controlli degli illeciti bancari.
    L'apertura di una sede territoriale DECIBA richiede grande responsabilità. Noi, come sede centrale, daremo il supporto adeguato a tutte le situazioni che si presenteranno. La nostra mission è controllare i vari illeciti bancari su mutui,leasing e conto correnti. L'attività ASSOCIATIVA DECIBA sarà completamente gratuita, solo le questioni che richiedono l'intervento di professionisti avranno dei costi. Non cerchiamo venditori di nessun tipo, cerchiamo professionisti già affermati che vogliano far parte del progetto di diffusione DECIBA, cerchiamo persone oneste che vogliano dedicare tempo ed energie ad aiutare la gente. Si precisa che l'attiva professionale sarà esterna e non sarà lo scopo principale di DECIBA .

  • LA STAMPA : TASSI USURARI RADDOPPIATI I CONTENZIOSI ARTICOLO VERGOGNA PRO BANCA

    C224e SOS UTENTI-20160530120847

  • TRUST E TUTELA DEL PATRIMONIO

    TRUST E TUTELA DEL PATRIMONIO

     

    DECIBA BOLOGNA
    Articolo a cura di :
    Avv Emanuele Di Maso
    Via di Corticella 9 Bologna
    Tel 051355626
    This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
    www.deciba.it

    TRUST E TUTELA DEL PATRIMONIO

    L’istituto del Trust nasce nei paesi anglosassoni. In Italia, il Trust (termine inglese, che si potrebbe tradurre con fiducia) viene riconosciuto con la ratifica, della Convenzione dell’Aja del 18 luglio 1985. La convenzione afferma che “per Trust si intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona con atto tra vivi o mortis causa qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato”.
    Il Trust è caratterizzato da i seguenti elementi: 1) i beni in Trust costituiscono una massa distinta e non sono parte del patrimonio del trustee; 2) i beni in Trust sono intestati al trustee o ad altro soggetto per conto del trustee; 3) il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del Trust; 4) il disponente può conservare alcuni diritti e facoltà.
    Come si evince quindi, la normativa non dà una definizione di Trust, ma evidenzia elementi e comportamenti minimi ed essenziali che lo caratterizzano. Ovviamente ogni Trust deve avere delle regole che disciplinano il suo funzionamento, dove vengono indicati i doveri del trustee, le regole per la sua sostituzione e così via.
    La Convenzione stabilisce che il Trust sia regolato dalla legge scelta dal disponente e, qualora una legge non riconosca il Trust, si applichi la legge con la quale ci sono i collegamenti più stretti, che devono intendersi il luogo di amministrazione del Trust, l’ubicazione dei beni, la residenza o domicilio del trustee o, in relazione allo scopo, il luogo ove il Trust deve essere realizzato.

    La procedura di istituzione di un Trust è complicata? Le modalità di istituzione di un Trust sono molto semplici. L’unico requisito richiesto è la forma scritta. La prassi è quella di far autenticare l’atto istitutivo da un notaio o di procedere con l’atto pubblico. Il primo passaggio è l’istituzione del Trust, cioè l’atto che contiene le regole, la nomina del trustee e dei beneficiari (ove già esistenti), il secondo è l’atto di trasferimento in Trust dei beni che serviranno al trustee per porre in essere il programma definito e voluto dal disponente.
    Il Trust può essere sia autodichiarato (nominando trustee se stesso) sia plurilaterale (nominando trustee un soggetto o una società terza).
    È possibile conferire i beni in Trust in spregio dei creditori e dei diritti dei legittimari? La risposta è ovviamente negativa. La normativa prevede il divieto di porre in essere Trust lesivi, riguardanti la successione ex lege, o che vada a ledere i diritti dei creditori in caso di insolvenza.
    Come funziona il Trust? I beni sono trasferiti dal disponente al trustee (posti sotto il suo controllo) e costituiscono il fondo in Trust. I beni in Trust sono separati dal patrimonio personale del trustee e non fanno parte del suo regime patrimoniale o della sua successione (quindi non vengono trasferiti agli eredi del trustee). Il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di amministrare, gestire o disporre dei beni secondo i termini del trust e le norme particolari impostegli dalla legge.
    I beni conferiti in Trust sono “confinati” e dunque non sono soggetti alle pretese altrui ovvero: a) creditori personali del trustee, giacché non rientrano nel suo regime patrimoniale, matrimoniale né in quello successorio; b) creditori del disponente, perché non fanno più parte del suo patrimonio (fatta salva l’ipotesi di revocatoria ordinaria e fallimentare); c) creditori dei beneficiari sino a che costoro non ricevono tali beni dal triste.

    Esistono due categorie di beneficiari, ovvero i beneficiari dei frutti del Trust e i beneficiari dei beni conferiti in Trust. I beneficiari del reddito sono coloro i quali possono essere oggetto di attribuzioni reddituali (ad es. l’immobile trasferito in Trust viene locato e, assolte le imposte, ciò che rimane può essere trasferito al beneficiario). Tali beneficiari possono o meno coincidere con i beneficiari dei beni. I beneficiari del fondo sono coloro i quali, sopraggiunto il termine finale del Trust, i beni saranno trasferiti. Essi, a loro volta, si dividono in beneficiari vested, ossia con posizione definite, e beneficiari contingent, ossia con posizioni non ancora definite. Ciò sta a significare che i beneficiari vested sono quelli già individuati nell’atto, mentre quelli contingent sono quelli che, pur individuati, sono sottoposti ad una condizione sospensiva, ad esempio devono essere vivi alla scadenza del termine fissato nel trust. Tali distinzioni, se non correttamente comprese, individuate e previste nell’atto, possono determinare effetti deleteri e contrari alla volontà del disponente.
    Quando conviene creare un trust? Applicazioni frequenti del trust si rinvengono nel passaggio generazionale di beni o di quote di aziende, nella tutela di soggetti deboli, nella tutela di situazioni di fatto, quali le convivenze, nella pianificazione e sistemazione di interessi patrimoniali e reddituali della famiglia, oppure con funzione di garanzia in luogo di altre garanzie (ad es. fidejussioni).
    Quali sono i costi di istituzione di un Trust? I costi sono: a) il costo di istituzione, che dipenderà dalla libera pattuizione che si raggiunge col professionista che redige l’atto di Trust, b) il costo di trasferimento dei beni, dipende dalla tipologia dei beni e del beneficiario. Se ad esempio un genitore trasferisce in Trust beni immobili a vantaggio di un beneficiario che è il figlio, si applicheranno le norme sulla successione e donazione. Il costo delle imposte dovute durante la vita del Trust (sempre ipotizzando ad esempio che vi sia un immobile locato) sono disciplinate dal testo unico sulle imposte sui redditi, ovvero sono quelle ordinarie dovute per il bene stesso.
    Nello specifico il Trust potrà essere utilizzato in tutte le occasioni in cui è complesso gestire un patrimonio, un complesso aziendale o dei beni anche in presenza di conflitto tra soggetti con interessi contrapposti, ad esempio nelle separazioni è ammissibile istituire un Trust al fine di gestire beni immobili da destinare ai figli minori al raggiungimento della maggiore età o alla maturazione di una condizione, ad esempio il saldo delle rate di mutuo.
    Oppure potrà essere utilizzato per la tutela di una struttura aziendale, ove manchi la possibilità di farlo diversamente. L’esempio può essere quello di una farmacia il cui titolare sia deceduto e manchi la possibilità che subentri un erede, in quanto ancora privo del titolo di studio necessario; in tal caso è possibile trasferire la farmacia in Trust, conferendo ad un soggetto terzo (trustee) l’intera società e la gestione della stessa, regolamentando il tutto e con l’obbligo di trasferire il complesso di beni non appena maturino le condizioni ivi previste al soggetto beneficiario.

    Altra ipotesi, che rende l’utilizzo dello strumento Trust molto interessante, sussiste nel caso in cui un imprenditore debba predisporre il passaggio generazionale all’interno della propria società ed abbia più eredi ai quali vorrebbe affidare compiti predefiniti o affidare solo la proprietà delle quote societarie, affidando a terzi la gestione della società.
    Per creare un Trust occorrono grossi patrimoni? Va sfatata la credenza che il Trust sia utilizzabile solo per la tutela di somme ingenti. Vi sono Trust che hanno valori irrisori, la cui vera tutela non è il contenuto, ma lo scopo che si vuole tutelare.
    In conclusione il Trust è un ottimo strumento giuridico di tutela del patrimonio, in senso lato (beni immobili, asset aziendali, beni mobili, etc.), che può soddisfare varie finalità, mediante la tutela e l’amministrazione dei beni in modo pianificato.

    Avv Emanuele Di Maso
    Via di Corticella 9 Bologna
    Tel 051355626
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