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Banche greche nel cantiere delle fusioni

Le banche greche sono quasi sul punto di non ritorno: il limite di 60 euro giornalieri ai prelievi ai bancomat non ha migliorato la situazione perché, anche ieri, ad Atene davanti a tutti gli sportelli automatici e ai 1.200 sportelli speciali aperti per i numerosi pensionati senza bancomat, c'erano code sempre più lunghe (anche se ordinate) di persone in attesa di prelevare.

Secondo fonti bancarie locali, normalmente il Paese ha dieci miliardi di euro di liquidità, in questi mesi la cifra è esplosa a 50 miliardi di euro, una massa di contante spesso nascosta sotto il materasso o in casseforti domestiche o cassette di sicurezza delle banche.

Anche le cassette di sicurezza però sono “bloccate” dalla legge che ha imposto i controlli di capitale.

L'ipotesi del governo è che molti greci abbiamo messo dei contanti nelle cassette per cercare di evitare possibili tosature dei conti correnti attraverso un prelievo forzoso o per cautelarsi nel caso del passaggio alla dracma.

Intanto il governo ellenico ha deciso di far restare chiuse le banche greche fino a lunedì ma fonti di funzionari europei hanno fatto trapelare che la maggior parte delle grandi banche della Grecia dovranno affrontare rischi di chiusura o di fusione con altri concorrenti nel tentativo di ristrutturare il settore vacillante in mezzo della crisi finanziaria del Paese.

Una fonte anonima di Bruxelles ha fatto trapelare l'ipotesi che le quattro maggiori banche del Paese, la Banca Nazionale di Grecia, l'Eurobank, la Piraeus e la Alpha Bank potrebbero essere concentrate in due soli grandi istituti, una mossa della disperazione per far stare a galla il sistema creditizio unendo le poche forze rimaste a livello di capitali e i molti debiti inesigibili che ormai corrono al 40%.

Le banche greche hanno liquidità nei bancomat sufficiente fino a lunedì, ha detto ieri il presidente dell'associazione bancaria del Paese, Louka Katseli. «Sappiamo che tutto è garantito fino a lunedì», ha dichiarato Katseli alla tv greca Skai, aggiungendo che i depositi fino a 100mila euro «sono garantiti».

Le autorità di Atene hanno esteso la chiusura degli sportelli bancari del Paese, in corso dallo scorso 29 giugno, fino a lunedì 13 luglio, con una restrizione ai prelievi giornalieri di contanti fino a 60 euro, ma spesso il limite si riduce a 50 a causa del fatto che i biglietti da 20 euro sono esauriti.

Tutto dipenderà da Mario Draghi e dalla sua possibilità dopo l'eventuale accordo con i creditori di poter tornare a pompare liquidità nel sistema.

Un'ipotesi contro cui si è espresso ieri nettamente Jens Weidmann, presidente della Bundesbank: « L'Eurosistema - ha detto - non dovrebbe aumentare i suoi rifornimenti di liquidità e i controlli di capitale devono restare in vigore finché non sia stato concordato un nuovo pacchetto di aiuti e assicurata la solvibilità del governo e del sistema bancario greco. Deve essere chiaro - ha aggiunto - che la responsabilità su ulteriori aiuti alla Grecia ricade sugli Stati, non sul Consiglio direttivo della BCE».

Il caso Atene e delle sue banche verrà esaminato subito dopo l'esito delle trattative in corso e – in caso di accordo, dicono fonti da Francoforte – Draghi potrebbe ritoccare all'insù il tetto degli Ela, oggi a 89 miliardi.

Da giorni il paese è in «terra incognita» come ha descritto lo stesso Draghi.

Teoricamente l'Eurotower avrebbe già potuto chiedere il rimborso degli 89 miliardi di prestiti al sistema ellenico oltre ai 19 miliardi di titoli di stato acquisiti con l'Smp ai tempi di Jean-Claude Trichet, visto che secondo l'EFSF, il Fondo Salva-Stati Europeo, il mancato pagamento della Grecia della rata del Fmi è un «evento di default», ma il suo board dei governatori ha deciso di aspettare e «non richiedere» ad Atene il «pagamento immediato dei prestiti concessi né di usare il suo diritto ad agire», cioè di non usare alcuna delle opzioni a disposizione. Ma ormai siamo alle scelte finali senza più margini di appello.

Last modified onWednesday, 22 July 2015 10:27

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