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L'80% dei Mutui non è regolare. I risultati parlano.

L'80% dei Mutui Non E Regolare. I RISULTATI Parlano.

ABBIAMO Fatto un 'Analisi di un Campione su 100 Mutui, Oltre l'80% Contiene illegittimi  di Diverso tipo, in funzione caso di usura la banca dovra restituire TUTTI GLI Interessi pagati e Quelli futuri non versarli, nel Caso di indeterminatezza o nullità circa 2/3 degli Interessi devono Essere restituiti come da Normativa. Il Mutuo Rimane in Essere, Cambierà il piano di ammortamento.  Mutui

Oggi privatizzazione e Aziende devono tariffa Controlli adeguati, ci Sono MOLTI Nemici in this campo, ma i RISULTATI Parlano chiaro. Dobbiamo affidarci una Società serie e bravi Professionisti, DECIBA garantisce proprio this. Oggi Avere consulenti esterni di Controllo e supervisione dell'operato bancario E Fondamentale, Ogni Giorno Nella VERIFICA Econometrica dei mutui ABBIAMO Sorprese eclatanti. Anche analizzando i conti Correnti, SIA privatizzazione Che azinedali, have been riscontrati numerosi illeciti   

Uff: 02/90427304 
Cellulare: 392/2218651 
E-mail: lombardia @ deciba.it 

Revoca DI FALLIMENTO

Sentenza_revoca_fallimento_deciba

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Deutsche Bank abbandonerà l’Italia - Migliaia di licenziamenti.

La Presenza della  Deutsche Bank in Italia non e Piu strategica e presto la banca annuncerà il nuovo piano di Ristrutturazione / ridimensionamento  delle strategie su, con i soliti Tagli alle Risorse u Banca tedescacriniera, this at least one da ALCUNE attendibili Fonti di organi di stampa Internazionali. 

La notizia Ê fresca ma sta Facendo Già preoccupare migliaia di PERSONE e famiglie italiane, il Che Molto probabilmente, vedranno il Loro posto di lavoro Andare in fumo. La Deutsche Bank sta "ipotizzando" seriamente di ABBANDONARE l'Italia o per lo Meno di rivedere la propria Attività Commerciale nel Paese.   

Siamo alle solite, when Una azienda, grande o piccola, italiana o Estera ha Problemi, le strategie dei direttore non si differiscono, l una prima cosa da Fare e TAGLIARE!    

Di solito e La "mala Gestione" che condurre le Imprese un QUESTI RISULTATI nefasti, e di solito Gli artefici della cattiva Gestione NON pagano mai. 

La Banca e un'azienda e se un'azienda NON Rispetta i Suoi Clienti li Perde, Prima O Poi, e le Banche Stanno cominciando a rendersene Conto, ma veniamo a Deutsche.

I Primi Passi di racconto "Ristrutturazione" probabilmente avverranno con la vendita di Filiali e il taglio dei Dipendenti (la cosa Più Importanti). Lo Hanno riferito a Reuters ben cinque Fonti Vicine alla   Banca tedesca  vicenda.  La Reuters E un'agenzia di stampa britannica. Fa parte del gruppo Reuters Group plc con sede a Londra nata nel 1858.

La parola dell'Agenzia di stampa, solitamente affidabile,  si scontra però con Quella della banca  Che in un comunicato ufficiale ha smentito le "speculazioni stampa", precisando che "l'Italia Rimane un Mercato chiave per Deutsche Bank e Qualsiasi voce di un presunto ritiro sarebbe totalmente infondato ".

L'Italia e il Secondo Mercato al dettaglio per Deutsche Bank DOPO la Germania, con 4.000 Dipendenti e circa 300 Filiali, MA ABBIAMO venire Detto, Secondo ALCUNE Fonti la revisione potrebbe Portare un un 'Ampia RIDUZIONE delle Attività  e potrebbe APRIRE la strada Anche a Una  "Eventuale futura Uscita dal  paese".

Domani il co-amministratore delegato di Deutsche Bank E atteso un Francoforte colomba delineerà  I Nuovi Piani dell'Azienda  (Perché le Banche questo sono, un Azienda), sperando Che this "Speculazione stampa" Cosi Come definita Dai Vertici di Deutsche Possa ritenersi voce solista un .     

Le Fonti di questo articolo Sono: Wallstreetitalia; A Reuters.

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Islanda combatte la corruzione bancaria!

Islanda combatte la corruzione bancaria!

Ragnar Grimsson, presidente dell’Islanda: “Perché le banche sono considerate la Santa Chiesa dell’economia moderna? Perché le banche private non sono come le compagnie aeree ocorruzione  delle telecomunicazioni che possono andare in bancarotta se gestite in modo irresponsabile? La teoria della necessità di salvare le banche è una teoria dei banchieri a loro proprio
beneficio
, per poi caricare di imposte e austerità la gente. I cittadini delle democrazie liberali non accetteranno questo a lungo termine”.

Dopo questa dichiarazione il parlamento islandese ha capito che le banche sono aziende come tutte le altre ( cosa che noi continuiamo a sostenere da sempre)  e ha deciso di trattarle come è normale trattare qualsiasi altra impresa. Per questo ha creato un organismo di controllo finanziario per monitorare realmente il loro comportamento.

Le conseguenze sono state inevitabili: nei giorni scorsi, cinque banchieri a capo di due tra le maggior banche nazionaliLandsbankinn e Kaupþing, sono stati condannati a pene detentive perché giudicati colpevoli di aver contribuito direttamente al crollo dell’economia del 2008.

corruzioneI dirigenti, secondo quanto riportato da Islanda Magazine, sono stati condannati a pene da due a cinque anni ( la pena massima per crimini finanziari è sei anni, ma la Corte Suprema sta valutando di alzare questa soglia ) per reati che vanno dalla manipolazione del mercato all’appropriazione indebita fino alla violazione del dovere fiduciario.

Con  questi sale a 26 il numero dei banchieri (quasi sempre dirigenti di importanti imprese finanziarie), condannati a scontare pene detentive: fino ad ora sono state emesse condanne per un totale di 74 anni di carcere, come ha riportato Jay Syrmmopoulos su activistpost.com.

Quello dell’Islanda, purtroppo, è ad oggi un caso isolato ( e non è difficile immaginare per quale motivo i maggiori media europei e americani non hanno diffuso la notizia ).

Cosa accadrebbe se anche in Italia o in Europa, invece di concedere finanziamenti senza tenere ccorruzioneonto delle norme comunitarie e dei bilanci in perdita, invece di concedere alle banche il potere di vendere ciò che non hanno (perché è questo che la legge prevede), invece di creare un soggetto pubblico come la Bad Bank per assorbire e scaricare sui cittadini il peso degli investimenti sbagliati effettuati da dirigenti e banchieri senza scrupoli, si decidesse di trattare queste aziende per quello che sono: semplici imprese a scopo di lucro?

E a proposito di usura sui prodotti bancari, quelli che toccano direttamente le tasche degli italiani, mutui finanziamenti e conti correnti,  cosa succederebbe se i tribunali in Italia mettessero in discussione una volta per tutte il ruolo di Bankitalia e le sue direttive che sono finalizzate esclusivamente alla tutela delle banche? Ne vedremo certamente delle belle….corruzione

Ricordiamo che Il 13 marzo 2015 il governo Gunnlaugsson per il tramite del ministro degli esteri Gunnar Bragi Sveinsson ha comunicato alla presidenza di turno dell'Unione europea ed alla Commissione europea il ritiro della domanda di adesione, sarà per questa autonomia nei confronti dell’Europa e dagli Stati Uniti che sono stati capaci di prendere giusti provvedimenti legislativi in materia bancaria?

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TRUST E TUTELA DEL PATRIMONIO

TRUST E TUTELA DEL PATRIMONIO

 

DECIBA BOLOGNA
Articolo a cura di :
Avv Emanuele Di Maso
Via di Corticella 9 Bologna
Tel 051355626
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www.deciba.it

TRUST E TUTELA DEL PATRIMONIO

L’istituto del Trust nasce nei paesi anglosassoni. In Italia, il Trust (termine inglese, che si potrebbe tradurre con fiducia) viene riconosciuto con la ratifica, della Convenzione dell’Aja del 18 luglio 1985. La convenzione afferma che “per Trust si intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona con atto tra vivi o mortis causa qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato”.
Il Trust è caratterizzato da i seguenti elementi: 1) i beni in Trust costituiscono una massa distinta e non sono parte del patrimonio del trustee; 2) i beni in Trust sono intestati al trustee o ad altro soggetto per conto del trustee; 3) il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del Trust; 4) il disponente può conservare alcuni diritti e facoltà.
Come si evince quindi, la normativa non dà una definizione di Trust, ma evidenzia elementi e comportamenti minimi ed essenziali che lo caratterizzano. Ovviamente ogni Trust deve avere delle regole che disciplinano il suo funzionamento, dove vengono indicati i doveri del trustee, le regole per la sua sostituzione e così via.
La Convenzione stabilisce che il Trust sia regolato dalla legge scelta dal disponente e, qualora una legge non riconosca il Trust, si applichi la legge con la quale ci sono i collegamenti più stretti, che devono intendersi il luogo di amministrazione del Trust, l’ubicazione dei beni, la residenza o domicilio del trustee o, in relazione allo scopo, il luogo ove il Trust deve essere realizzato.

La procedura di istituzione di un Trust è complicata? Le modalità di istituzione di un Trust sono molto semplici. L’unico requisito richiesto è la forma scritta. La prassi è quella di far autenticare l’atto istitutivo da un notaio o di procedere con l’atto pubblico. Il primo passaggio è l’istituzione del Trust, cioè l’atto che contiene le regole, la nomina del trustee e dei beneficiari (ove già esistenti), il secondo è l’atto di trasferimento in Trust dei beni che serviranno al trustee per porre in essere il programma definito e voluto dal disponente.
Il Trust può essere sia autodichiarato (nominando trustee se stesso) sia plurilaterale (nominando trustee un soggetto o una società terza).
È possibile conferire i beni in Trust in spregio dei creditori e dei diritti dei legittimari? La risposta è ovviamente negativa. La normativa prevede il divieto di porre in essere Trust lesivi, riguardanti la successione ex lege, o che vada a ledere i diritti dei creditori in caso di insolvenza.
Come funziona il Trust? I beni sono trasferiti dal disponente al trustee (posti sotto il suo controllo) e costituiscono il fondo in Trust. I beni in Trust sono separati dal patrimonio personale del trustee e non fanno parte del suo regime patrimoniale o della sua successione (quindi non vengono trasferiti agli eredi del trustee). Il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di amministrare, gestire o disporre dei beni secondo i termini del trust e le norme particolari impostegli dalla legge.
I beni conferiti in Trust sono “confinati” e dunque non sono soggetti alle pretese altrui ovvero: a) creditori personali del trustee, giacché non rientrano nel suo regime patrimoniale, matrimoniale né in quello successorio; b) creditori del disponente, perché non fanno più parte del suo patrimonio (fatta salva l’ipotesi di revocatoria ordinaria e fallimentare); c) creditori dei beneficiari sino a che costoro non ricevono tali beni dal triste.

Esistono due categorie di beneficiari, ovvero i beneficiari dei frutti del Trust e i beneficiari dei beni conferiti in Trust. I beneficiari del reddito sono coloro i quali possono essere oggetto di attribuzioni reddituali (ad es. l’immobile trasferito in Trust viene locato e, assolte le imposte, ciò che rimane può essere trasferito al beneficiario). Tali beneficiari possono o meno coincidere con i beneficiari dei beni. I beneficiari del fondo sono coloro i quali, sopraggiunto il termine finale del Trust, i beni saranno trasferiti. Essi, a loro volta, si dividono in beneficiari vested, ossia con posizione definite, e beneficiari contingent, ossia con posizioni non ancora definite. Ciò sta a significare che i beneficiari vested sono quelli già individuati nell’atto, mentre quelli contingent sono quelli che, pur individuati, sono sottoposti ad una condizione sospensiva, ad esempio devono essere vivi alla scadenza del termine fissato nel trust. Tali distinzioni, se non correttamente comprese, individuate e previste nell’atto, possono determinare effetti deleteri e contrari alla volontà del disponente.
Quando conviene creare un trust? Applicazioni frequenti del trust si rinvengono nel passaggio generazionale di beni o di quote di aziende, nella tutela di soggetti deboli, nella tutela di situazioni di fatto, quali le convivenze, nella pianificazione e sistemazione di interessi patrimoniali e reddituali della famiglia, oppure con funzione di garanzia in luogo di altre garanzie (ad es. fidejussioni).
Quali sono i costi di istituzione di un Trust? I costi sono: a) il costo di istituzione, che dipenderà dalla libera pattuizione che si raggiunge col professionista che redige l’atto di Trust, b) il costo di trasferimento dei beni, dipende dalla tipologia dei beni e del beneficiario. Se ad esempio un genitore trasferisce in Trust beni immobili a vantaggio di un beneficiario che è il figlio, si applicheranno le norme sulla successione e donazione. Il costo delle imposte dovute durante la vita del Trust (sempre ipotizzando ad esempio che vi sia un immobile locato) sono disciplinate dal testo unico sulle imposte sui redditi, ovvero sono quelle ordinarie dovute per il bene stesso.
Nello specifico il Trust potrà essere utilizzato in tutte le occasioni in cui è complesso gestire un patrimonio, un complesso aziendale o dei beni anche in presenza di conflitto tra soggetti con interessi contrapposti, ad esempio nelle separazioni è ammissibile istituire un Trust al fine di gestire beni immobili da destinare ai figli minori al raggiungimento della maggiore età o alla maturazione di una condizione, ad esempio il saldo delle rate di mutuo.
Oppure potrà essere utilizzato per la tutela di una struttura aziendale, ove manchi la possibilità di farlo diversamente. L’esempio può essere quello di una farmacia il cui titolare sia deceduto e manchi la possibilità che subentri un erede, in quanto ancora privo del titolo di studio necessario; in tal caso è possibile trasferire la farmacia in Trust, conferendo ad un soggetto terzo (trustee) l’intera società e la gestione della stessa, regolamentando il tutto e con l’obbligo di trasferire il complesso di beni non appena maturino le condizioni ivi previste al soggetto beneficiario.

Altra ipotesi, che rende l’utilizzo dello strumento Trust molto interessante, sussiste nel caso in cui un imprenditore debba predisporre il passaggio generazionale all’interno della propria società ed abbia più eredi ai quali vorrebbe affidare compiti predefiniti o affidare solo la proprietà delle quote societarie, affidando a terzi la gestione della società.
Per creare un Trust occorrono grossi patrimoni? Va sfatata la credenza che il Trust sia utilizzabile solo per la tutela di somme ingenti. Vi sono Trust che hanno valori irrisori, la cui vera tutela non è il contenuto, ma lo scopo che si vuole tutelare.
In conclusione il Trust è un ottimo strumento giuridico di tutela del patrimonio, in senso lato (beni immobili, asset aziendali, beni mobili, etc.), che può soddisfare varie finalità, mediante la tutela e l’amministrazione dei beni in modo pianificato.

Avv Emanuele Di Maso
Via di Corticella 9 Bologna
Tel 051355626
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Tribunale di Lecce condanna l'Agenzia delle Entrate.

Tribunale di Lecce condanna l'Agenzia delle Entrate.

Finalmente una condanna all’ Agenzia delle Entrate da parte della Commissione Tributaria di Bari, nella sua sezione distaccata di Lecce. Secondo il Giudice tributario l’ente territoriale non si sarebbe adeguato alle direttive emanate dal Ministero delle Finanze in materia di tassazione dei bonus commerciali.

condannaNello specifico l’ Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento di tutte le spese di giudizio pari a 18mila euro in favore di una nota concessionaria di automobili nel salentino difesa dall’avvocato Maurizio Villani.

La concessionaria di auto effettivamente nei mesi scorsi si era vista recapitar avvisi di accertamento per quasi 400 mila euro a seguito di controlli effettuati dalla Guardia di Finanza.

Nel dettaglio già in primo grado la Commissione Tributaria di Lecce aveva ritenuto esatto l’operato del contribuente in materia di applicazione di Iva agevolata per soggetti disabili, in quanto si era uniformata sia alla legge in vigore che alle direttive ministeriali, sia per la mancata tassazione dei bonus commerciali.

Fino ad ora la giurisprudenza tributaria si è vista fin troppo  clemente verso gli Uffici fiscali, soprattutto in questo caso dove l’Agenzia delle Entrate ha insistito fino al giudizio di terzo grado in pretese del tutto infondate, contrarie alla legge e alle direttive ministeriali, con il risultato di vedersi condannata ad una sanzione di  18 mila euro.

Si tratta comunque di una sentenza esemplare che per ciò che riguarda la condanna alle spese di lite trova piccole quantità di precedenti simili e che quindi potrebbe tracciare il solco per un cambio di orientamento da parte della giurisprudenza tributaria che, fino ad ora, si era dimostrata fin troppo clemente nei confronti degli Uffici fiscali.

La sentenza emessa può far storia d’ora in avanti nella giurisprudenza tributaria e, finalmente, possiamo dire che anche la giustizia tributaria inizia a bastonare l’Agenzia delle Entrate.

Ci congratuliamo per il lavoro svolto dall’avv Maurizio Villani.

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